17/02/2026

scritto da L
Scritto 24 ore fa • Pubblicato 5 ore fa • Revisionato 5 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di L
Autore del testo L
Immagine di L
È il manifesto di chi preferisce restare "ultimo e urgente" piuttosto che perdersi nel riflesso di uno specchio che non gli appartiene.
- Nota dell'autore L

Testo: 17/02/2026
di L

Stanco di stare in un groviglio spinato
Allungando la salita di quel sentiero spianato
Urla da dentro e fuori soffocano l'anima 
In trappola tra il puro sapere e la profanazione del sentire
Uno, due, tre battiti... Non si rianima
Il bambino che eri, quello dimenticato, quello innato...
Sarà riuscito a nascere prima di morire?
È questo il sussulto dal profondo di questo stato
"Ci sei, ci sei stato, o te ne sei già andato?"
Quella voce che senti, sei tu o il tuo contrario?
Troppo facile vedere chi hai intorno come tuo avversario 
In un mondo che si eleva, stare con i piedi per terra è un atto rivoluzionario
Un nido che sta stretto a un cuore più grande 
Ma è proprio questo il punto eclatante
Invertire l'equilibrio, la percezione, l'universo 
Quando diventi qualcuno per tutti, ma ti senti ancora nessuno per te stesso 
È questo il punto di inizio
Che distingue l'io da una semplice passione, piacere, vizio 
Solo, cammina, vai avanti
Nel tuo cuore, torna indietro, senti i tuoi passi
La sensazione di poter essere infinitamente grande in piccolissimi spazi
Perché non è negli spazi che ti muovi nella mente
Ma nel tempo: passato presente e futuro che il tuo cuore avverte
Silenzio dentro, per gli altri niente
Sei una scintilla accesa in un cielo di stelle spente
Monti su carri di costellazioni, unisci i punti, mappi il tuo universo 
Quanto è difficile racchiudere tutto in un unico verso?
È proprio questo l'errore, vogliamo racchiudere, chiuderci, contenerci
Tutti innocui, immobili nell'impotenza, pronti a spegnerci
Io che dall' abisso di questo mare
Guardo in alto, vedo stelle, e scavo nel loro vuoto fino ad annegare
Il tuo è fastidio o esuberanza?
Perché in tutti e due i casi manca una cosa: la tua mente che scalcia ma non nasce, non avanza 
Io ho deciso di rimanere indietro 
Non è per me, quell'altro, o per il mio ego
È per trovare qualcuno sul fondo, che sia come me: a tratti distrutto, per metà sconfitto, l'altra metà non me la spiego 
Siamo umili, ultimi, urgenti nel pensiero 
Ansia che fai da motore al sentimento, fa' si che non ci sia nessuno più come me
Fa' si che in caso finiscano sul fondo, ci sia io ad accompagnarli nel sentiero
"Fai Virgilio ora eh? Non ti sentivi più Dante?" 
Ho attraversato questo inferno, scontato le mie colpe, salito nel massimo del olimpo bugiardo di questo cielo
Ho deciso di tornare giù, perché sono stanco di dirmi chi sono senza esserlo
Dio... No non ti chiamerò più, è inutile aspettare una risposta 
La tua fede, un tuo aiuto, il tuo tempo... Non hai idea di quanto costa
Nella banca dei sentimenti ho scavato un piccolo angolo, solo una cassaforte, niente più messaggi inutili alla tua posta
All'interno solo lui: quel bambino che ce l'ha fatta in un mondo maturato fino a marcire senza farlo apposta 
Fa' strano dire bambino... Sono marcito ancora prima di loro?
C'è una differenza tra il sopravvivere e il vivere, tra una lotta continua e l'auto convinzione 
La prima è la lotta per sopravvivere, non importi 
Serve a te senza lucrare su corpi già morti
La seconda è la continua manifestazione che non distingue tra ciò che appare e ciò che è veramente 
Tra chi ci spera, e chi lo sa che può farcela veramente
Siamo animali no?
"Abbiamo soltanto un po' di intelligenza in più, siamo diversi da loro"
Un piccolo lamento da un buco nero una volta mi disse:"L'intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento"
Sai che resti in equilibrio: fuori uomo e bestia dentro 
L'adattarsi non ti fa' snaturare, 
ti apre porte che prima non avevi neanche idea di poter varcare
Io però voglio unire queste due dimensioni
Come tra spazio e tempo, la lotta temporale interiore è pesante da sostenere in spazi ristretti, aspettando giorni migliori
Nessuno deve imporsi su nessuno, facendolo perdi quella parte di te che sa ascoltare prima di sparare in aria, per fare paura al niente 
E la tua clessidra non rallenta se fai tanto, ma dentro non senti quel vuoto che si riempie 
Guardati allo specchio se non mi credi, chiediti:"Chi è quello riflesso?"
Sei un'altro, o ancora te stesso?
È questa la tavola di specchio su cui camminiamo ogni giorno 
Oscillando tra coltelli di pensieri e corazze di sentimenti 
Ogni giorno andiamo avanti, scheggiandoci, cadendo a pezzi, sempre più spenti
Non cambiare mai il lato dello specchio 
Vedresti sempre te stesso piangendo lacrime che riempiono il tuo vuoto: un mare di lacrime racchiuso in un secchio
Sfonda quella parete, entra nel tuo mondo, immergiti nel pozzo senza fine del tuo dolore 
Trova il perché del tuo abisso incolore 
Io sono qui, a guardare da una finestra 
piccole gocce di sentimenti agonizzanti cadono verso destra
Sicuro che stia piovendo solo fuori?
O anche tu sei come quelle gocce: sentimenti vaganti alla ricerca di te stesso, che non trovi?
Falle entrare, esci fuori, riempiti d'acqua: l'habitat naturale del pensiero e del dolore 
Restare muti minuti in questa mattinata, che cammino verso lo stesso bus dell'inferno, sembrano ore,
Sostenute da una sensazione di sollievo
Sembro quasi uno di quei bambini fortunati, che hanno avuto tanto senza neanche volerlo
Oggi si respira l'aria della quiete, su una collina in rilievo
Non basteranno delle rondini a descriverlo, neanche i rondinini, figuriamoci un merlo
È l'ombra silenziosa della mia parola che vi parla, la notte che mi lascio alle spalle immerso in questo inverno
Cos'è questa se non poesia di note stonate accordate dal caos interno?

17/02/2026 testo di L
0

Suggeriti da L


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di L